Di forma tondeggiante ed oblunga, di colore dorato ed aspetto tozzo, del peso di circa 40-50gr.. Abbastanza sapido, leggermente speziato, si percepiscono delicatamente i gusti delle uova e dell’olio extravergine di oliva con cui è stato preparato.

Ingredienti: farina di grano tenero, olio extravergine di oliva, uova freschissime, sale, un pizzico generoso di pepe, olio abbondante per la frittura. Impastare su una spianatoia in legno tutti gli ingredienti (aggiungere, per ultimo, il lievito stemperato in un po’ di acqua tiepida). Far lievitare in un posto caldo per circa un’ora l’impasto posto in un canestrino, ricoperto con un panno di lana. Rovesciare quindi sulla spianatoia l’impasto cresciuto e tagliare a tocchetti lunghi 8-9 cm., passarli con mano leggera sull’intreccio della canestrella di vimini, precedentemente adoperata, per dare agli struppoli il loro caratteristico aspetto “corrugato”. Far riposare per circa un quarto d’ora. Far riscaldare in una pentola (più alta che larga) l’olio per la frittura. Quando la temperatura dell’olio sarà elevata, cominciare a tuffarvi gli struppoli, pochi alla volta, fin quando avranno preso un bel colore dorato. Lasciar scolare ed asciugare su della carta da cucina. Nella versione senza lievito bisogna lavorare velocemente ed in punta di dita l’impasto, occorre sbattere energicamente le uova prima di aggiungerle agli altri ingredienti. Ovviamente non occorre attendere la lievitazione: si può friggere subito.

La ricetta sembra facile; in realtà non lo è, perché, come diceva un grande esperto, Brillat-Savarin (e faceva l’esempio dell’uovo al tegamino) “le pietanze più semplici sono quelle più difficili da preparare”. Almeno la prima volta, occorre la guida di una sapiente massaia, disposta a rivelare insidie e segreti della ricetta.

La “memoria” della preparazione dello struppolo si perde nei più lontani ricordi della tradizione popolare e le modalità di confezionamento sono rimaste immutate nei secoli.

Come tutti i miti popolari, lo Struppolo ha origini incerte e probabilmente collettive, non si sa. Di certo si sa che la ricetta è vecchia di secoli e che è nata a San Salvatore Telesino: già a pochi chilometri di distanza la ignorano e molti non hanno mai assaggiato uno struppolo. Da non confondere con gli “struffoli” napoletani (che sono dolci e ricoperti di miele), i nostri struppoli rientrano nella grande categoria dei “rustici”, sono cioè salati. Non è invece azzardato ipotizzare che gli struppoli di San Salvatore Telesino abbiano origini sannito-romane e rappresentino la versione salata dei crustuli (dolci calabresi dei quali condividono l’aspetto).

Nel nostro Museo Civico Archeologico di Telesia è conservata un’epigrafe ritrovata durante gli scavi effettuati a San Salvatore Telesino sul sito dell’antica città di Telesia (prima importante centro sannita e poi fiorente città romana) che parla infatti di un ricco banchetto a base di mulsum e t crustulum offerto dal neoeletto seviro Manlio Rufio ai coloni telesini. Proprio perché elaborata all’interno di una piccola comunità contadina, la tradizione dello struppolo è stata tramandata attraverso il racconto e l’esempio dei più vecchi che, di generazione in generazione, hanno trasmesso l’arte della sua preparazione. Lo struppolo non rientrava nell’alimentazione quotidiana data la grande quantità di olio e uova necessari per la preparazione; infatti era destinato insieme ai “vanti” (altro prodotto tipico di San Salvatore Telesino) a banchetti di matrimoni e feste come simbolo di abbondanza e ricchezza.

fonte: http://www.sito.regione.campania.it/agricoltura/Tipici/tradizionali/struppolo.html

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